Il Partito comunista cinese insegna ai tibetani come essere bravi buddisti

nov 05, 2011 No Commenti da

La Cina approva una legge per imporre a tutti i monaci tibetani regole su come essere bravi monaci e rispettare il potere cinese. Intanto il 1° novembre un gruppo di inchiesta delle Nazioni Unite ha accusato Pechino di avere imposto una tale persecuzione sui monasteri tibetani da indurre diversi monaci a darsi fuoco quale estrema protesta.

Il 30 ottobre il governo cinese del Tibet ha approvato una legge per intensificare i controlli su monasteri e conventi tibetani. Sarà vietato a monaci e monache partecipare a qualsiasi “attività separatista” e ci saranno frequenti corsi obbligatori per insegnare come comportarsi. Ogni anno chi ha meglio obbedito a queste regole sarà proclamato “monastero modello”, con premi in denaro e attestati di benemerenza per i monaci.

Il 20 ottobre nella contea Chushul, a Lhasa, è stata inaugurata l’Università del buddismo tibetano. Il segretario del Partito comunista del Tibet, Chen Quanguo, ha detto che l’università “produrrà monaci ben istruiti verso la ‘cricca del Dalai Lama’ e ‘gli altri problemi secessionisti’.”
L’attuale Dalai Lama, capo spirituale del buddismo tibetano, premio Nobel per la pace, è ritenuto da Pechino un “pericoloso terrorista e separatista”. Anche avere soltanto una sua foto o un suo scritto è punito con anni di carcere .

Ancora Chen è intervenuto il 28 ottobre a un forum a Lhasa della Associazione buddista ripetendo le critiche alla “cricca del Dalai Lama” e indicando la “risoluta volontà di eliminare il 14mo Dalai Lama dal buddismo tibetano”. Ha ribadito l’intenzione di creare “un armonioso Monastero modello”.

Sono anni che Pechino vuole imporre ai monaci tibetani la totale fedeltà al Pc, dopo avere constatato che i monasteri sono il fulcro della cultura tibetana e della fedeltà al Dalai Lama. Da mesi molti grandi monasteri, come quello di Kirti e altri nella contea di Aba (Sichuan), sono sottoposti a un’occupazione poliziesca di fatto con centinaia di monaci trasferiti per ignota destinazione, molti altri arrestati. La repressione è talmente feroce che negli ultimi mesi diversi monaci si sono dati fuoco in piazza quale gesto di protesta estrema.

Il 1° novembre a Ginevra un gruppo di inchiesta delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani ha accusato le autorità cinesi di “gravi restrizioni delle libertà di religione, espressione e associazione” verso i monaci tibetani, con centinaia di monaci costretti a lasciare i monasteri e “molti arrestati o fatti sparire”, con “violazione della legge internazionale” e “pratiche odiose in nessun modo giustificabili”. A Pechino è chiesto di cessare queste attività e alleviare la tensione che ha causato l’autoimmolazione di 9 monaci e una monaca negli ultimi mesi.

Ma la Cina appare procedere per la sua strada e trova l’appoggio di Paesi “amici”. Il 1° novembre a Kathmandu la polizia ha arrestato oltre 100 esuli tibetani che si erano riuniti presso il Centro rifugiati tibetani per pregare per i monaci autoimmolatisi. La polizia ha fatto irruzione nei locali, buttando giù uno striscione con l’effige del Dalai Lama.

Sempre il 1° novembre a Kathmandu fonti tibetane denunciano l’arresto di 61 rifugiati che hanno protestato in strada chiedendo la fine della repressione cinese in Tibet. Gli arrestati hanno proclamato lo sciopero della fame e sono stati rilasciati la notte.

In Nepal ci sono decine di migliaia di profughi tibetani. Il governo nepalese negli ultimi anni ha vietato qualsiasi dimostrazione contro “nazioni amiche” come la Cina.

fonte asianews.it

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