Pechino annuncia, di nuovo, “misure restrittive” per il Tibet

ott 25, 2011 No Commenti da

Il ministero cinese degli Esteri ha annunciato ieri che il governo della provincia settentrionale del Sichuan ha varato “nuove e più restrittive misure di sicurezza” nell’area per “garantirne la stabilità” dopo l’ondata di suicidi compiuti da nove monaci buddisti. I nove, 8 uomini e una donna, si sono dati fuoco per protestare contro la repressione comunista: il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio, pur condannando il gesto del suicidio, hanno organizzato una giornata di preghiera e digiuno per i loro fratelli.

Secondo il portavoce del ministero, Jiang Yu, la questione “non riguarda la libertà religiosa, che Pechino garantisce. Il governo locale prenderà misure vigorose per assicurare la salvezza del popolo, delle loro proprietà e del normale ordine sociale”. Non esiste, secondo Jiang, “un problema tibetano. Quello è un ritornello della cricca del Dalai Lama. La Cina si oppone con forza al separatismo etnico, protegge la propria sovranità nazionale e l’integrità del territorio. Il cosiddetto ‘problema tibetano’ è un modo per interferire nei nostri affari interni”.

Dopo l’invasione del Tibet da parte delle truppe maoiste e la rocambolesca fuga del XIV Dalai Lama in India nel 1959, dove vive in esilio, Pechino ha portato avanti un’operazione di costante demolizione della fede e della cultura tibetana. I monasteri sono stati chiusi e poi riaperti sotto stretto controllo delle vocazioni; molti monaci sono stati uccisi o deportati; la lingua tibetana non viene insegnata ed è proibita ogni forma di salvaguardia culturale. Proprio per protestare contro questa situazione, i 9 monaci hanno scelto l’auto-immolazione.

Il governo, pur nella piena “libertà religiosa”, continua a tenere sott’occhio il monastero di Kirti, nella prefettura di Ngaba. Da qui sono partite tutte le proteste anti-cinesi e da qui vengono i monaci suicidi. Lo scorso 17 ottobre, gli agenti sono entrati nel luogo di culto e hanno arrestato due religiosi: i due sono stati picchiati e portati via. Di loro, scrive Radio Free Asia, “non si sa più nulla”.

fonte asianews.it

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