S.S. Dalai Lama: I benefici derivanti riflettendo sulla nostra sofferenzanza

nov 14, 2011 No Commenti da

È una pratica molto benefica riflettere sulla propria sofferenza, pensare che essa è “ciò che ci viene dal nostro karma” e, in questo modo, coltivare la virtù della pazienza nei confronti delle nostre personali difficoltà. Ma non è utile né tantomeno compassionevole essere pazienti riguardo alle sofferenze degli altri. Infatti, come dice Shantideva, il Bodhisattava non deve assolutamente tollerare le sofferenze degli altri ma sentirle come qualcosa di assolutamente insopportabile.
Per fare un esempio personale, ho detto che io stesso ho realmente tratto beneficio dalla sofferenza causata dalla perdita della mia patria del mio vagare in esilio. E l’ho detto seriamente. L’abilità da rifugiato, la sofferenza e la lotta mi hanno aiutato a crescere. Le difficoltà del mondo possono contribuire ad accelerare la crescita spirituale e a fortificare la mente e personalmente io sono contento del mio destino. Sono stato ispirato a prendere il Buddhadharma seriamente e ho avuto l’opportunità di applicarmi duramente per metterlo in pratica. Non posso lamentare. Tuttavia, la grave situazione del mio popolo, dei 6 milioni di tibetani che guardano a me affinché io li aiuti, è qualcosa di diverso. Non posso dimenticare le loro grida. Come potrei pregare e recitare i voti del Bodhisattva per salvare tutti gli esseri dalla sofferenza ed alle cause della sofferenza e contemporaneamente non cercare con ogni mezzo di aiutare questo popolo che soffre e che è sotto ho la mia immediata responsabilità? Per questo motivo cerco sempre di fare ogni cosa possibile. S.S. il XIV Dalai Lama del Tibet

fonte sangye.it

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