Sciopero della fame

TORINO 2006: sciopero della fame di un gruppo di tibetani

Torino, 11 febbraio 2006.
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Torino, in San Pietro in Vincoli, due tibetani hanno annunciato di voler intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza in concomitanza con i Giochi Olimpici di Torino 2006. I due digiunatori sono Sonam Wangdue, esponente del Tibetan Youth Congress di Dharamsala e il settantacinquenne Lama Palden Gyatso, ex prigioniero politico tibetano, detenuto per ben 33 anni nelle carceri cinesi. Il giorno 15 febbraio si è unito al gruppo dei digiunatori Tamding Choephel, vicepresidente della Comunità tibetana in Italia.

Malgrado le precarie condizioni di salute, Palden Gyatso ha dichiarato di volersi unire ai visitatori in segno di solidarietà con i giovani e coraggiosi compatrioti venuti a Torino. Un quarto tibetano si unirà al gruppo nei prossimi giorni.

I digiunatori:

Sonam Wangdue
nato a Dharamsala
il 12.04.1977
Lama Palden Gyatso
nato a Panam Gathong (Tibet)
il 10.05.1932
Tamding Choephel
vicepresidente della
Comunità tibetana in Italia

La Comunità tibetana in Italia ha illustrato oggi, in una conferenza stampa tenutasi a Torino, gli obiettivi dello sciopero della fame a tempo indeterminato che un gruppo di esuli del Tibet, laici e religiosi, intraprenderà da domani, in una tenda installata in San Pietro in Vincoli (Torino, via San Pietro in Vincoli n. 28, zona Porta Palazzo).

Ha introdotto la conferenza stampa Rosanna Degiovanni (Associazione Radicale Adelaide Aglietta), che ha sottolineato come l’iniziativa sia stata voluta fortemente da Tamdin Choephel (vice presidente Comunità tibetana in Italia). L’esponente radicale ha lanciato un appello ai cittadini torinesi e degli altri luoghi olimpici affinché facciano sventolare la bandiera tibetana sia alle finestre delle case sia nei luoghi di gara.

Ha poi preso la parola Kalsang Phuntsok Godrukpa (Tibetan Youth Congress): “I Giochi Olimpici sono l’occasione giusta per pretendere l’attuazione di quei diritti umani che ogni nazione partecipante dovrebbe rispettare; nonostante tutte le sue rassicurazioni, la Cina non rispetta i diritti umani; in particolare, in Tibet continua il genocidio. È nostra intenzione digiunare a tempo indeterminato, fino a quando il mondo chiederà conto alla Cina di questo genocidio. La Cina è potente; noi abbiamo soltanto la forza della verità. Vinceremo.”.

Palden Gyatso (monaco tibetano, 75 anni, di cui 33 passati nelle carceri cinesi per reati di opinione, o meglio, per reati di “religione”): “Sono felice di essere qui; chiedo alla comunità internazionale di rivedere la decisione di tenere le prossime Olimpiadi a Pechino. Quando fu presa quella decisione, il 13 luglio 2001, si disse che l’appuntamento olimpico avrebbe contribuito a migliorare il livello dei diritti umani in Cina; non è successo, anzi le cose sono peggiorate. Nonostante le apparenze, la pratica religiosa continua ad essere vietata in Tibet. I cinesi non ci considerano, siamo così pochi! Ma nel nostro cuore abbiamo fiducia nella legge … e recentemente in Spagna la magistratura ha aperto un’inchiesta nei confronti dei dirigenti comunisti di Pechino per crimini contro l’umanità. Parteciperò al digiuno nella speranza che cambi qualcosa …”.

Pema Yangchen (Tibetan Youth Congress): “Noi non siamo nemici del popolo cinese; la nostra lotta è a favore sia dei tibetani sia dei cinesi. Fino a quando i diritti umani non saranno rispettati, Pechino non ha il diritto di ospitare i Giochi.”.

Claudio Tecchio (Coordinatore Campagna di solidarietà con il popolo tibetano): “48 ore fa, un gruppo di monaci tibetani è stato condannato a pesanti pene detentive per essere stati trovati in possesso di un volantino che invitava al boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Ieri sera, alla Stadio Olimpico, mancavano tre bandiere, quelle del Tibet, del Turkestan Orientale e della Mongolia. Noi non vogliamo guastare la festa a nessuno; siamo semplicemente consapevoli che non esiste pace senza giustizia.”.

Gianni Mello (Associazione Italia-Tibet): “Torino è tappezzata di manifesti con la scritta “Passion lives here”. Ebbene, da domani inizia qui a Torino l’interpretazione tibetana della Passione … Noi siamo al fianco dei tibetani, e appoggeremo le iniziative decise da loro”.

A San Pietro in Vincoli, accanto alla tenda dei digiunatori, sarà allestita una mostra fotografica sul Tibet; saranno anche disponibili bandiere del Tibet.

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